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Avi Avital inaugura la Stagione degli Amici della Musica di Palermo

Il mandolinista israeliano si è esibito insieme all’ensemble «Il Demetrio» con la direzione di Maurizio Schiavo

Nonostante il periodo critico e le profonde difficoltà che hanno minacciato la chiusura dell’attività, martedì 2 maggio si è inaugurata la nuova stagione concertistica degli Amici della Musica di Palermo. Sul palco del teatro Politeama Garibaldi il nuovo direttore artistico Donatella Sollima ha espresso, con voce spezzata dall’emozione, il proprio entusiasmo nell’aver accettato la difficile scommessa di far ripartire l’Associazione con un nuovo progetto e con un nuovo direttivo tutto al femminile. Poche ma incisive parole prima di dare spazio al primo dei dieci appuntamenti che, grazie al sostegno dell’amministrazione comunale, arricchiranno con indubbia qualità il cartellone degli eventi a Palermo. Sul palco il mandolinista israeliano Avi Avital con l’ensemble «Il Demetrio» diretto da Maurizio Schiavo esegue un programma che spazia dal barocco al moderno: un concerto (dedicato alla memoria di Salvatore Cicero) che è un affascinante viaggio tra il virtuosismo vivaldiano e le sonorità, ora malinconiche ora festose, di un repertorio moderno scelto tra i più efficaci esempi di commistione con la musica popolare.

L’ensemble diretto da Schiavo è uno dei gruppi più interessanti, che suona su strumenti originali, della scena italiana. S’inserisce tra quei gruppi, specializzati nella prassi esecutiva antica, volti al recupero rispettoso del repertorio storico, con discrezione e senza troppe licenze. La minimale compagine di archi è completata dal supporto del clavicembalo di Simonetta Heger e della tiorba (e chitarra) di Ugo Nastrucci; un gruppo omogeneo, dal suono tipicamente morbido, scevro da asprezze e pulito, come dimostra pienamente l’esecuzione delle tre Sinfonie per archi di Antonio Vivaldi (RV 149, RV 114, RV 157) e la Sinfonia in do maggiore JC7 di Giovanni Battista Sammartini.

Avi Avital presenta un programma in gran parte vivaldiano, proponendo tre celebri concerti del «Prete Rosso» entrati ormai nel suo repertorio più richiesto e che ha anche registrato nel 2015 per la Deutsche Grammophon: i due Concerti per mandolino e archi RV 93 e RV 425, che gli permettono di sfoggiare una grande tecnica anche se non impeccabile nella precisione, e la trascrizione del Concerto in sol minore RV 315 «L’estate». Quest’ultimo è un duro banco di prova e qualche imprecisione nel funambolico finale di certo non compromette l’indiscusso talento del musicista. Il confronto con il repertorio barocco Avital lo vince grazie al tocco dolce e alle riuscitissime sonorità malinconiche nei tempi lenti, come dimostra nel secondo movimento del Concerto RV 93, eseguito magistralmente e con buon equilibrio di volume tra il solista e l’ensemble. Al virtuosismo vivaldiano Avital affianca un’energica esecuzione di Nigun, trascrizione del secondo movimento dei tre che compongono l’opera Baal Shem composta nel 1923 a Cleveland da Ernest Bloch. Si tratta di una pagina, dai tratti quasi selvaggi, di difficile tecnica e dai chiari richiami alla tradizione popolare ebraica, che ipnotizza la sala.

Di estremo interesse è l’esecuzione delle Sei Miniature su canti popolari della Georgia di Sulkhan Tsintsadze. Il mandolino, accompagnato stavolta da tutto l’ensemble, affascina nelle sue molteplici possibilità: dall’energia ritmica della Sheperd’s Dance (la prima delle sei miniature), alla serena melodia di Suliko, parola georgiana che significa «anima» e che perfettamente identifica una pagina di estrema bellezza. Le sei miniature sono un collage evocativo di grande ricchezza sonora che Avital interpreta in modo eccellente confermando l’impressione che si trovi più a suo agio con il repertorio moderno e popolare. Non è un caso, infatti, se al termine del concerto concede il bis eseguendo una danza popolare bulgara in cui, con estremo virtuosismo, ricama arabeschi sonori che coinvolgono e trascinano il pubblico che, a dispetto della compostezza, si lascia andare a grida di entusiasmo e vivaci applausi.

(di Giuseppe Migliore – tratto da: www.amadeusonline.net)